31/07/2019

India da sud a nord: la F4 RC è anche una moto da viaggio? // #aMVassador road trips

Ciao a tutti gli appassionati MV, mi chiamo Harish Rossi e guido la F4 RC AMG numero 94 sulle strade dell’India.

Ho appena concluso un viaggio da record da Kanyakumari a Khardhung La. Perché si tratta di un record? 

Perché il viaggio attraversa l’India da sud a nord, fino alla strada carrozzabile più a nord dell’India. Un viaggio di più di 6.000 chilometri.

Sono un grande appassionato, ma questa volta volevo fare qualcosa di davvero speciale con la mia moto da corsa.

Per qualcuno di voi questa potrebbe sembrare una piccola conquista se confrontata con i lunghi viaggi attraverso l’Europa o l’America. Ma se ci pensate un attimo, attraversare l’India in moto significa anche trovarsi di fronte a strade estreme, situazioni in cui difficilmente vedreste una F4.

 

Il mio viaggio è partito dalla mia città, Chennai, da cui ho raggiunto la citàà più a sud dell’India: Kanyakumari.
Un viaggio inziato con un tempo caldo e umido (qui le temperature arrivano a 40-44°) e terminato guidando a -4° tra le montagne dell’India.

Oggi, dopo due anni di possesso di questa magnifica F4 RC ho percorso 20.420 km. Ma i momenti più epici sono quelli che sto per raccontarvi.

 

Da Kanyakumari a Mumbai: sulle migliori strade dell’India.

Ogni tappa del vaggio è stata impegnatica: in media 800km al giorno, una vera sfida.

Abbiamo percorso la distanza tra Kanyakumari a Bangalore in un unica giornata, guidando anche di notte per circa 800 km.

Giusto qualche ora di sonno e siamo ripartiti verso Mumbai. I 900 km sono passati velocemente, fermandoci solo per sgranchire le gambe e rifocillarci. E per fare rifornimento, naturalmente.

Con temperature che hanno toccato i 43° è stato fondamentale restare sempre ben idratati e fermarci per riprendere le energie: se viaggerete mai in India, dovete essere sempre pronti a condizioni climatiche imprevedibili.

 

Da Mumbai a Jammu: la vera sfida inizia qui.

Fino a qui, le strade sono perfette e anche visitare le città come la bellissima Jaipur in lungo e in largo è agevole. Guidare una MV attira l’attenzione ad ogni stop, raccogliendo nuovi e vecchi amici, giovani e anziani. Affascinare le persone con questi mezzi è immediato e la MV è senza dubbio la motocicletta più affascinante rispetto a qualsiasi altro brand.

 

Nella parte nord dell’India abbiamo visitato il famoso tempio dorato di Amritsar per ripartire alla volta di Jammu.

Da qui in poi le strade diventano più vecchie e meno accessibili: siamo stati costretti a fermarci per due giorni a causa di frane e conseguenti problemi di viabilità.

Il terzo giorno abbiamo deciso di ripartire ad ogni costo. Viaggiare in questa regione dell’India si è rivelato piacevole grazie alle temperature più fresche che ci hanno permesso di muoverci con più relax, godendo delle meravigliose città, una con caratteristiche diverse e paesaggi irripetibili.

 

Da Jammu a Khardhung La: non era un viaggio su strada?

Da Jammu in poi inizia la parte più dura del viaggio. Dopo circa 140 km siamo stati costretti a fermarci a causa di altre frane. Strada chiusa e nessuna possibile alternativa.

Il giorno seguente siamo stati informati che la strada era stata riaperta e abbiamo così deciso di ripartire all’1.50 di mattina verso l’estremo nord dell’India.

In queste regioni la maggior parte delle strade sono semplici piste sterrate da percorrere con temperature intorni ai 5°. Una vera sfida per tutti noi e per me: non mi capita spesso di guidare la mia F4 con traction control a livello 8 e mappa rain.
Un viaggio estenuante al termine del quale tutte le parti del corpo erano indolenzite.

 

Un elemento ulteriore di difficoltà e preoccupazione è la presenza di camion e autobus: tutti i trasporti qui sono effettuati da automezzi sempre carica oltre le proprie capacità. Muoversi tra questi bestioni mette davvero paura quando le condizioni della strada sono più che critiche e le capacità di movimento in sella alla moto sono addirittura inferiori a quelle dei camion stessi, si passa in un attimo dall’essere il più veloce al più lento sulla strada.

Siamo riusciti ad arrivare a Kargil, premiati dai paesaggi incredibili della catena dell’Himalaya che si aprono davanti a noi.

La regione è da sempre strettamente controllata dall’esercito a causa dei conflitti con il Pakistan. D’altro canto, la presenza dei militare si rivela essere un aiuto quando le condizioni della strada sono così dure.

 

L’arrivo a destinazione: Khardhung La

Quando percorri la regione del Jammu ogni curva suggerisce di fermarsi ed ammirare l’ambiente circostante, qualcosa di meraviglioso ma purtroppo infattibile per noi a causa delle tempistiche del viaggio. Le temperature estremamente rigide impongono di viaggiare solo nella parte centrale della giornata.

 

L’ossigeno in rarefazione a queste altitutini genera un po’ di “singhiozzo” e anche la benzina disponibile non aiuta. Riuscire a rifornire con carburante a 97 ottani non è sempre possibile (la benzina a 91 e 93 ottani è molto più utilizzata qui).

 

A partire da Sringar inizia l’ultima impegnativa scalata: lo Zojila Pass, la strada più impegnativa di tutta l’India. È oggettivamente difficile definirla una strada: ti trovi a percorrere circa 60 km su un terreno scivoloso e sempre bagnato, con viabilità in entrambi i sensi. L’unico modo per arrivare alla fine è essere freddi e motivati per raggiungere Kargil e finalmente riposarsi.

 

Ne approfitto per raccontarvi anche del cibo. L’india è ricca di diverse culture. Nel sud - da dove provengo - mangiamo moltissimo riso e pietanze a base di riso. È completamente differente nella parte nord del Paese: qui si mangia “roti”, “chapati” e “tanduri” il più delle volte. 

Non sono pietanze alle quali siamo abituati ogni giorno e non è sicuramente il meglio quando devi percorrere così tanti chilometri. Inoltre, a queste temperature, restare idratati è fondamentale.

L’altitudine impatta sulle capacità fisiche e si fa sentire: ho dovuto fermarmi spesso a causa di giramenti di testa, prendendo il tempo per rifiatare e riuscire a tenere sotto controllo corpo e mente.

 

Alla fine ci siamo riusciti, raggiungere la strada carrozzabile più alta al mondo.

Qui non importa quanto siano buoni i tuoi guanti, il freddo si sente sempre fino a non sentire più le dita. Viaggiando praticamente senza una strafa vera e propria e dovendoti fermare ogni 10 minuti per prendere fiato prima di ripartire.

Sono 5.500 metri di pura gioia ed emozioni indescrivibili.

 

Abbiamo impiegato 9 giorni per completare questa esperienza unica e sono grato di aver avuto successo tornando sano e salvo con la mia moto.

Se vorrete farvi un’idea del viaggio di Harish, cliccate su questo link di Google Maps: https://goo.gl/maps/QQgCULYBszsBkgPq8

 

Le supersportive non sono fatte per correre solo su pista, e questo era quello che volevo dimostrare con il mio viaggio. 

Penso di esserci riuscito in qualche modo e sono ancora più fiero di avere una MV Agusta e di aver realizzato questa impresa insieme. Questo viaggio resterà sempre un record.